Dossier pedagogico

Prometeo

Olympus Kids

Uno degli obiettivi dello spettacolo è che i bambini e le bambine provino e sviluppino il gusto e il piacere dell’autonomia di essere spettatori (di un’esperienza che è solo per loro e nella quale possono intervenire). La funzione di questo dossier è di essere una guida utile, ispiratrice e agile affinché l’adulto possa ritrovarsi con il giovane spettatore dopo l’esperienza e sfruttare l’impulso per condividere uno spazio di crescita. Il seguente contenuto è uno strumento che ambisce a completare e arricchire l’esperienza dello spettacolo e a proporre un momento di incontro tra gli adulti e questi principianti spettatori. Si tratta di attività pensate soprattutto per creare e incentivare un nuovo dialogo e il gioco riflessivo e creativo sul teatro e su alcuni dilemmi etici.

 

Che cosa hanno visto le bambine e i bambini durante lo spettacolo?

Un narratore (Jofre Carabén van der Meer) che mediante un racconto orale, la manipolazione di modellini e miniature, l’uso del video in tempo reale, proiezioni e risorse online, nonché interpellando direttamente i bambini e le bambine, costruisce un percorso narrativo-esplicativo che parla del mito di Prometeo, lo mette in relazione con il Dott. Frankenstein e offre uno spunto affinché si compiano delle ricerche sulla figura di Julian Assange come possibile Prometeo contemporaneo.

 

Momenti e contenuti chiave dello spettacolo

Conosciamo il mito di Prometeo attraverso una versione libera basata principalmente sull’opera di Eschilo, Prometeo incatenato.

 

Ci caliamo nell’era degli dei olimpici in cui Zeus domina al di sopra di tutto. Prometeo è un dio dell’Olimpo con un superpotere speciale: è capace di prevedere quello che succederà, di anticipare il futuro. Ha un fratello, Epimeteo, che ha il superpotere complementare: è capace di guardare verso il passato e di ricordare tutto. Prometeo, quello che guarda in avanti, ed Epimeteo, quello che guarda indietro.

Un giorno, Prometeo viene convocato nel palazzo di Zeus. Come tutti sappiamo, Zeus è il dio più potente dell’Olimpo ed è riconoscibile per il fulmine che porta in mano e un’aquila che l’accompagna. Tra le altre cose, con il fulmine Zeus è capace di controllare il fuoco, che nessun altro è autorizzato a usare. Il fuoco è di Zeus, questa è la norma. Ebbene, Zeus ha deciso di creare il mondo e per farlo chiede ad ognuno degli altri dei di creare qualcosa per popolare questo nuovo mondo dove non c’è nulla.

 

Prometeo prende un pezzo di argilla, lo modella e crea una figura: il primo essere umano. Affinché possa svilupparsi, conferisce alla creatura la capacità di pensare al futuro e chiede a suo fratello di concederle il dono di ricordare le cose. Ma non soddisfatto, decide che ciò di cui veramente hanno bisogno gli esseri umani per completarsi realmente è il fuoco.

 

L’unico inconveniente è che il fuoco è di proprietà di Zeus, questa è la norma. Prometeo decide di ignorare questa norma, di entrare nel palazzo di Zeus e rubare il fuoco per darlo alle persone che ora sì che trovano la loro strada nel mondo.

 

 

Zeus, molto irritato per questo oltraggio, decide di punire Prometeo e gli esseri umani. Alle persone manda il vaso di Pandora, che contiene tutti i mali del mondo. Quanto a Prometeo, lo lega con delle catene indistruttibili sul pendio del Monte Kazbek, nel Caucaso, dove un’aquila gli divorerà il fegato giorno dopo giorno, per l’eternità.

Di seguito, presentiamo una versione sempre libera della storia del Dott. Frankenstein, o il Prometeo moderno, basata sul libro di Mary Shelley (1818) e sulle diverse versioni cinematografiche del personaggio.

 

Il dottor Frankenstein è uno scienziato che è molto interessato a conoscere i segreti della vita. Studia la Natura e i suoi processi e si rende conto che la legge della natura fa sì che le cose nascano, vivano, si sviluppino e alla fine inevitabilmente muoiano. Il dottore si ribella contro questa fatalità e si propone di trovare un modo per riportare in vita un corpo morto.

Per farlo, costruisce una macchina che sfrutta l’energia dei fulmini e ruba il corpo di un morto dal cimitero, contravvenendo così alle leggi degli uomini che impongono di lasciare che i morti riposino in pace.

 

Il Dott. Frankenstein porta a termine il suo esperimento e riesce a dotare di vita la sua creatura, ma si rende subito conto che la creatura è incompleta, perché nonostante abbia il corpo di un adulto è come un neonato e non ha gli strumenti per vivere tra gli umani.

 

Mentre lo scienziato si rinchiude nel suo studio per trovare una soluzione, la creatura scappa. Vicino al laboratorio c’è un prato dove una bambina sta raccogliendo dei fiori. La creatura, molto curiosa, si avvicina alla bambina e lei le regala un fiore.

 

La creatura prova una felicità immensa, ma siccome è la prima volta che prova delle emozioni così forti non sa che farne. Quando si avvicina alla bambina per ringraziarla del suo gesto, senza volerlo, le fa male. Le grida della bambina attirano l’attenzione degli adulti del paese che, quando arrivano, scoprono terrorizzati la creatura. Questa fugge e torna al laboratorio.

 

Ma la gente la segue e qualcuno, trasportato dalla paura e dalla rabbia, lancia una torcia nel laboratorio, che prende fuoco. E così le fiamme finiscono per inghiottire il Dott. Frankenstein e la sua creatura.

 

 

Julian Assange è apparso durante lo spettacolo in modo sibillino, senza essere menzionato, come se fosse un’altra immagine di Prometeo o uno dei volti del Dott. Frankenstein. Senza entrare nel merito della pertinenza o meno delle sue azioni, alla fine della narrazione / spettacolo si menziona questo nuovo personaggio, che era nascosto nelle altre due storie, e si spiega agli spettatori perché la peripezia della vita di Julian Assange può essere identificata come quella di un Prometeo contemporaneo: qualcuno che, disobbedendo al potere, ruba qualcosa (informazioni riservate); rivela qualcosa (azioni quantomeno poco etiche compiute da quel potere); dà ciò che ha rubato alla società, affinché sia informata e ci veda più chiaro; ed è punito per averlo fatto. Riflettendo sul caso di Julian Assange, possiamo vedere le reminiscenze mitologiche e capire che i miti non sono solo storie del passato, ma ci possono aiutare a spiegare anche il presente.


Attività

A partire dai contenuti su menzionati, si propongono una serie di attività e riflessioni che possono essere svolte con le bambine e i bambini dopo lo spettacolo. Tutte, tranne l’ultima, sono pensate affinché possano essere svolte a mente fresca subito dopo lo spettacolo. L’ultima, “Il gioco della creatività”, è un’attività che potrebbe essere svolta nei giorni successivi, poiché richiede più elaborazione; in questo modo si intende anche invitare all’autonomia delle bambine e dei bambini e a prolungare l’esperienza, invitandoli a “imitare” ciò che hanno visto.

       

 

Il gioco dell’associazione

Ti dirò una parola e dovrai dire più o meno velocemente ciò che ti suggerisce. (È un modo per ripassare ciò che hanno visto e ascoltato, condividere e riscaldarsi)

Prometeo

Norma

Zeus

Fuoco

Proibizione

Disobbedire

Aquila

Fegato

Castigo

Vita

Cimitero

Frankenstein

Lampo

Energia

Morte

Laboratorio

Giustizia

Paura

 

Il gioco dell’indagine

Il nome di Julian Assange è stato solo menzionato alla fine di tutto, ma non è stato spiegato quasi niente; sono apparse in modo subliminale durante lo spettacolo immagini che identificavano la sua peripezia con quella di Prometeo, ma è stata lasciata un’incognita. Si suggerisce che i fatti e la struttura dei due racconti hanno dei punti in comune con il caso di Julian Assange molto interessanti su cui indagare.

Si tratterebbe, quindi, di portare i bambini e le bambine, dopo lo spettacolo, a indagare e a condividere impressioni e riflessioni su questo parallelismo. Tramite domande come “Quanti personaggi c’erano nella storia?” si dovrebbe poter arrivare a quell’altro personaggio (il terzo Prometeo) che è apparso di tanto in tanto e che non era né Prometeo né Frankenstein ed erano immagini moderne.

Julian Assange, com’è stato detto prima, ci porta a parlare della ribellione contro un sistema per migliorare la comunità. L’atto solitario, consapevole e sacrificale che intende risvegliare le coscienze. Pensare al bene collettivo al di sopra del bene individuale. È, pertanto, una buona occasione per parlare della solidarietà e della capacità trasformatrice del libero arbitrio.

 

Il gioco della conversazione

Di seguito riportiamo alcune delle domande che sono emerse durante lo spettacolo in cui sono intervenuti bambini e bambine. Alcune delle domande sono servite per collegare temi o ambientarsi nel racconto, altre per aprire spunti di riflessione; in nessun caso, però, è stata data una risposta univoca. Queste sono alcune delle domande che hanno condotto lo spettacolo e che possono generare una buona conversazione.

 

Le seguenti sono già delle domande più elaborate, concrete e focalizzate su ciò su cui si vuole andare a parare, che potrebbero risultare utili.

 

Il gioco della creatività

Si tratterebbe di stimolare la preparazione e la realizzazione di un piccolo spettacolo nei giorni successivi alla visione. Il linguaggio e gli strumenti di Olympus Kids sono molto attraenti e stimolanti per le bambine e i bambini, come l’uso di modellini, figure, un racconto e una telecamera che fa le riprese. Di seguito si suggeriscono delle possibilità:

Olympus Kids

È un progetto teatrale basato su una visione critica e dirompente dei miti greci destinata esclusivamente a un pubblico infantile dai 7 agli 11 anni. Con una visione complessa, audace e multireferenziale, il progetto propone tre opere indipendenti di 55 minuti messe in scena tramite un narratore che manipola modellini, figure, varie telecamere in diretta e risorse online. Olympus Kids è un progetto della compagnia Agrupación Señor Serrano.

 

Che cosa succede quando presentiamo il mito greco agli occhi di bambine e bambini? Cosa passa loro per la mente quando sentono parlare per la prima volta di Prometeo, le Amazzoni, Eracle, Demetra, Zeus o Ippolita? I miti greci, che sono alla base della cultura occidentale, oggi sembrano avere i contorni poco chiari nel nostro panorama culturale. Dev’essere successo qualcosa nel tramandare questi miti per essere rimasti relegati in modo che solo alcuni privilegiati possano accedervi, comprenderli e goderseli. I miti greci, come tutti i miti, sono là perché attraverso essi possiamo interrogarci sulla natura umana, non necessariamente per trovare delle risposte univoche.

 

Olympus Kids si presenta come un progetto che funga da porta d’ingresso nella mitologia greca per bambine e bambini, a partire da una revisione critica e disinvolta, collegando i miti con alcuni temi chiave dei nostri giorni. Per stimolare nel pubblico infantile il piacere di essere spettatori autonomi, il progetto è concepito solamente per pubblico infantile, senza la presenza di adulti in sala.

 

Dossier elaborato con il sostegno della Sala Beckett / Obrador internacional de dramatúrgia

Autore: Pablo Rosal